Labyrinthum

Occhi finalmente aperti. Sono nato. Dove sono? Cammino ed ecco di fronte a me infinite strade. Sono dentro un labirinto. Che struttura enigmatica e complessa. Troverò mai un’uscita in un labirinto così vasto? Spaesato intraprendo il mio cammino. Due pareti si ergono davanti a me da entrambi i lati. Penso tra me:«Forse potrei arrampicarmi e salire la parete». Così provo ad arrampicarmi. Affondo le mie unghie e i polpastrelli sulla parete. La roccia è dannatamente liscia. Uso tutta la spinta del mio corpo per muovermi ma niente. Le spalle, la schiena, le anche, i glutei, le cosce, le caviglie e le dita dei miei tozzi piedi si coordinano, inutilmente, per arrivare in cima. E’ uno sforzo vano; mi sdraio a terra. Inizio a piangere. Girovago per diverse ore nel labirinto. Davanti a me nessuna uscita.

 

Apro finalmente gli occhi. Si era trattato di un sogno? Penso tra me. Scalzo, spettinato e bocca impastata accendo la televisione. Digito il primo pulsante del telecomando. Dallo schermo vedo il boato delle bombe che si schiantano al suolo. Cambio canale di nuovo. Ora ci troviamo in Africa. Migliaia di bambini e uomini vivono in povertà. Spengo il televisore. Mi affaccio alla finestra. La mia abitazione è circondata da petrolio nero. In lontananza si vede una barca con migliaia di migranti; un’altra migliaia galleggia senza vita nell’acqua nera. Dal mio viso lacrime di sangue cadono e muoiono al suolo. Chiudo la serranda. Girovago dentro casa. Questa volta trovo migliaia di prigioni. Uomini e donne rinchiusi dentro stanze colme di denaro. Alcuni di loro, dentro le loro gabbie, avidamente scopano in mezzo alla marea cartacea di banconote. Ormai il mio viso è pieno di sangue. Esco da casa mia. Fuori non c’è più il mare nero. Tutti i muri sono tappezzati da pubblicità. Il viale è pieno di boutique e negozi di qualsiasi tipo. Cammino ancora sotto una pioggia di sangue. Vicino le vetrine di una famosa casa di moda un uomo alto e muscoloso con tutta la sua “dolcezza” invita un Clochard, sdraiato li vicino, ad andarsene. Non era decoroso per lui stare nelle vicinanze di quella boutique. Turbato inizio a correre. Una foresta si estende davanti a me. Inizio a percorrerla ma inciampo. Mi rialzo e una luce bianca si dilata davanti ai miei occhi.

***

Sudato mi trovo seduto davanti al mio pc. Apro le mie pupille e penso:«Cristo che incubo!». Turbato vado in bagno mi sciacquo la faccia e inizio a creare la prima pagina del mio blog. Sinceramente lo immagino come un luogo meno opprimente e più magico rispetto al mio incubo. Un luogo, sebbene virtuale, di incontro tra culture, persone, idee. Un luogo aperto. Un luogo bello e senza problemi come dovrebbe essere il mondo. Un luogo di cultura. Dopo aver pensato tutto questo vedo le cuffie attaccate al computer. Le poso sulle mie orecchie. Un pianoforte suona immenso, una voce anglosassone canta:« Imagine there’s no heaven/It’s easy if you try/ No hell below us/Above us only sky/ Imagine all the people/ Living for today…/ Imagine there’s no countries/ It isn’t hard to do/ Nothing to kill or die for/ And no religion too/ Imagine all the people/ Living life in peace…/ You may say I’m a dreamer/ But I’m not the only one/I hope someday you’ll join us/ And the world will be as one/ Imagine no possessions/ I wonder if you can/ No need for greed or hunger/A brotherhood of man/ Imagine all the people/Sharing all the world… /You may say I’m a dreamer/ But I’m not the only one/ I hope someday you’ll join us/ And the world will live as one». In una sbalzo umorale causato dall’incubo e dalla canzone, su una montagna russa di emozione, gocce salate di lacrime cadono e si infrangono verso il suolo.


La piattaforma è aperta a chiunque voglia contribuire con i propri interventi.
      Benvenuti a tutti voi nel Labirinto magico.

2 risposte a "Labyrinthum"

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  1. Il labirinto è la nostra mente, da disagio , ambiguità e destabilizza quanto la realtà che ci circonda.
    Ogni giorno dobbiamo affrontarlo !
    Buona rinascita a te ideatore e a chi crede nella ragione, nel cuore, nel profondo più buio che rende magico un labirinto!
    All’arte!
    Grazie.

    Mi piace

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