29 maggio 2017

Penelope

Bagnato dal chiarore della luna, tra le onde del labirinto, proseguo inesorabilmente il mio cammino. Penelope, considerevolmente lontana – Diavolo se è lontana – veglia su di me e attende, con ansia, il mio ritorno. Spinto verso porti lontani, proprio come il leggendario Ulisse, muovo il passo tra le pareti coperte di muschio e di infinita altezza del dedalo. Trascorro in solitudine, con i crampi allo stomaco per la fame, la routine quotidiana. Presto – terribilmente presto – apro gli occhi dopo un breve ed intenso sonno. Al di là dei confini fisici e cronologici del labirinto, intanto, durante la lunga attesa di Penelope per il ritorno del suo amato, il fragile pianeta terra continua ad essere dilaniato. Uomini in nero, al grido di Allah akbar, colmi di odio, rancore e rabbia, attuano la loro orribile vendetta contro le violenze – altrettanto vigliacche – perpetrate dall’Occidente. La sorte di milioni di uomini, come in un gioco di dadi o in una roulette russa, è nelle mani di poche persone al comando, un vero e proprio manipolo di banditi. Il mondo, nel frattempo, compie la sua consueta rotazione volgendosi, egoisticamente, dall’altra parte. Spesso, sin dai nostri primi anni di vita, ci dicono di essere una specie animale superiore alle altre poiché dotati di intelligenza. Cazzate! L’uomo, se ci pensiamo, è l’unico essere vivente a perpetrare, in maniera sistematica ed organizzata, il massacro dei propri simili. Le nostre nazioni, dei veri e propri fazzoletti di terra immaginari, guidate da leader politici – se così possono definirsi – spendono, ogni anno, montagne di soldi per l’acquisto di armi e in campagne militari promuovendo morte e sangue. Intere classi politiche, o almeno una buona parte di esse, preferiscono cacciabombardieri alla vita umana che si riversa, tragicamente, tra le acque del Mediterraneo; carri armati alla cura di terribili malattie; mitraglie ed ordigni al servizio sanitario. Gettati in pasto ai cani, scuoiati da macellai, scaraventati tra le rotaie rapide di una sotterranea linea metropolitana, viviamo in un mondo terribile, spietato e ricco di contraddizioni. Lungo una strada è esposto, per fini pubblicitari, il seno fiero di un’avvenente modella mentre, in basso ad esso, una prostituta, riparata dal caldo da un ombrello, in abiti provocanti, vende il suo sesso per cercare di sopravvivere. Frutti profumati, nati dalla calda e prosperosa terra, vengono raccolti, in cambio di una misera ed umiliante paga, dalle mani di poveri uomini che, giornalmente, rischiano di cadere al suolo tramortiti dallo sforzo. Tra cavi elettrici, ponti autostradali e fabbriche, umili lavoratori, senza alcun preavviso, privi delle condizioni adeguate di sicurezza, con un ultimo grido di dolore, salutano questa vita.
Eppure Penelope, lontana migliaia di kilometri dal suo amato e dalle sofferenze della vita, intenta a lavorare una tela, protegge in grembo, con straordinario amore femminile, un altro essere. Eppure posa le sue mani su una preziosa collina di pelle unendosi, in un amorevole e forte abbraccio, ad una nuova vita pronta a sbocciare. Eppure, distesa sul letto, bagnata dalle onde chiare della luna, con voce d’incanto, intona per il suo piccolo una piacevole nenia sovrapponendosi, per un intenso ed eterno istante, alla barbarie dell’uomo moderno.

Join the conversation! 2 Comments

  1. Ciao, ho letto la tua mail e mi piacerebbe collaborare artisticamente col tuo blog. Fammi sapere!

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  2. Ciao Evelyn,,, grazie per avermi scritto… Avrei molto piacere nell’ospitarti, come collaboratrice, per il blog… ti scrivo ora in email… grazie ancora… Ale (jes)

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