Proseguo, ormai da giorni, il mio viaggio solitario tra gli infiniti petali del dedalo. Lo spazio intorno al quale mi muovo diventa il centro della mia meditazione. Adesso non provo più ad arrampicarmi sulle pareti e neppure a cercare una via d’uscita. Percorro serenamente, senza alcuna disperazione, i sentieri intricati del labirinto. Cerco rifugio nel mio “io” più intimo al fine di arrivare, come ci insegna Socrate, ad una sua maggiore conoscenza di sè stessi e del mondo circostante. Esule dalla mia terra, naufrago tra i concatenati rami di questa struttura, trovo riparo nel tempio del mio pensiero. Rifletto sulla mia condizione. Perduto tra queste mura mi sento comunque vivo. Il mio cuore, puntuale come un orologio svizzero, continua a contrarsi ogni secondo spingendo il sangue, linfa vitale, in tutte le zone del mio corpo. Ogni organo, come un’orchestra sinfonica, esegue un’armoniosa melodia. Ogni istante è prezioso. Ogni singolo attimo deve essere vissuto intensamente per abbattere la fugacità del tempo. La nostra esistenza, così infinitamente piccola rispetto l’eterno universo, è un dono straordinariamente grande. È necessario affinare la vista per ammirare il lento e operoso passo della formica e, allo stesso tempo, espandere i nostri sensi oltre il cielo azzurro e aprirsi totalmente a ciò che si muove al di là delle stelle.

L’uomo del mio tempo, invece, ignora tutto questo. Preferisce l’individualità alla collettività, il potere all’equilibrio, la guerra alla pace, la morte alla vita. In qualche modo egli compie un vero e proprio atto di cannibalismo a discapito dei propri simili. Il più forte si impone, furoreggiando con mani colme di sangue, contro il più debole che muore per le ferite a lui inflitte. I politici, quasi la maggior parte, sembrano essersi trasformati in avvoltoi pronti ad agire contro qualsiasi cosa pur di soddisfare il loro ego e rafforzare il proprio potere. Prendiamone atto. Sviluppiamo la nostra coscienza aprendola all’universo. Risvegliamo i nostri sensi. Abbattiamo i nostri stessi confini. Ritroviamo noi stessi.

Assorto in questi pensieri, come fuori da qualsiasi luogo fisico, lentamente e nella calma più totale, riprendo coscienza di me e del luogo nel quale mi trovo. Apro allora il mio zaino. Prendo il carboncino e inizio a scrivere sul muro compiendo una sorta di gesto rituale. Finito ciò riprendo il mio cammino e, ad alta voce, ripeto quanto appena scritto. Come un mantra tali parole galleggiano tra le onde e si sospendono tra le correnti marine librandosi, lungo tutto l’universo, in codesto armonioso canto:

Quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere si avrà la pace.

 

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