Arrivato a Lisbona, in occasione di un breve viaggio compiuto due anni fa, il mio caro amico Matteo mi propone di accompagnarlo alla mostra di un fotografo brasiliano. Entriamo così alla Cordoaria Nacional, centro espositivo della capitale lusitana, dove ha luogo Genesis, progetto fotografico di Sebastião Salgado. L’esposizione, curata da Lélia Wanick Salgado (moglie dell’autore), si compone di 245 fotografie in bianco e nero, frutto dell’intensa attività del fotografo condotta in alcune delle aree più remote del pianeta, come i ghiacciai dell’Antartide, la taiga dell’Alaska, le montagne dell’America, del Cile e della Siberia, i deserti dell’America e dell’Africa, fino ad arrivare alle foreste tropicali di Congo, Amazzonia, Indonesia e Nuova Guinea. Le fotografie, realizzate tra il 2003 e il 2011, ritraggono, in tutta la loro bellezza, splendidi paesaggi naturalistici che, non ancora deturpati dalla presenza dell’uomo, diventano un vero e proprio manifesto in favore dell’ambiente, come dichiara, a proposito del suo lavoro, lo stesso autore: «Personalmente vedo questo progetto come un percorso potenziale verso la riscoperta del ruolo dell’uomo in natura. L’ho chiamato Genesi perché, per quanto possibile, desidero ritornare alle origini del pianeta: all’ aria, all’ acqua e al fuoco da cui è scaturita la vita; alle specie animali che hanno resistito all’ addomesticamento e sono ancora “selvagge”; alle remote tribù dagli stili di vita “primitivi” e ancora incontaminati; agli esempi esistenti di forme primigenie di insediamenti e organizzazioni umane». Salgado, mediante immagini potenti e suggestive, incanta lo spettatore attraverso scenari di straordinaria bellezza, come nel caso dei territori dell’Antartide, della Patagonia e dell’Alaska, dipinte dal bianco freddo dei ghiacciai, dalle tonalità grigiastre dei monti e dalle increspature scure dell’oceano. Lo splendore della natura paesaggistica, in diversi casi, è equilibrata dalla presenza di vari animali, come si vede, ad esempio, da un gruppo di pinguini che si tuffano da un pendio ghiacciato verso le profondità del mare; dalle code di balene che fuoriescono, come delle sirene, dall’acqua; dalle immense distese di foche che posano su territori aspri e rocciosi oppure dei gabbiani in volo o posati sul ciglio di una montagna.

Jes


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@Sebastião Salgado

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Cultura