È giunta l’ora del tramonto: Il sole d’arancio, ancora sospeso nel cielo, è pronto a calare il sipario per far posto alla luna, bellissima, circondata da una miriade di luminose stelle. La luce di un acceso color vermiglio, intanto, si riflette tra le onde del fiume che ora, incanalato tra immense rocce, scorre rapido ed impetuoso. Mi muovo, perciò, tra le rive del corso d’acqua costellate di pietre e sassi. Ho finalmente trovato la via d’uscita dal labirinto? Purtroppo -dannazione – ancora non posso saperlo. L’unico modo per scoprirlo è quello di proseguire il cammino. Ad un passo dalla morte, almeno fino a qualche ora fa, non avrei mai immaginato di essere ancora qui. I sandali in cuoio, legati intorno alle caviglie, continuano, forti e resistenti, a supportare il peso del mio corpo e ad accompagnarmi verso una nuova e oscura meta. Isolato, solo uomo nel labirinto, lascio – come spesso accade – allontanare la mia anima verso i remoti porti del pensiero. Al timone di una voluminosa imbarcazione in legno, scosso dalle vertiginose onde mosse dalla tempesta, mi sento naufragare, quasi affogare, nell’immenso mare. Risucchiato – mentalmente parlando – da un buco nero, vengo letteralmente trascinato fuori dalla mia dimensione spazio temporale. In aria, nel silenzioso e immenso spazio, come un astronauta, osservo una meravigliosa sfera blu che, attraverso la magia della gravità, resta sospesa. Quel bellissimo dipinto d’oceano e immense distese di terra, consegnato, non si sa per quale ragione e logica matematica, alla mercé di esseri piccoli e insignificanti, viene quotidianamente devastato. Boschi e foreste, un tempo regno di nani, elfi, fate, spiriti e altre straordinarie creature, viene dato alle fiamme da spregevoli mani umane. Un coniglio, circondato dalle fiamme, prova a muoversi, con la morte di fronte ai suoi piccoli occhi neri, in tutte le direzioni per trovare una via d’uscita; alberi, aggrappati alla terra da radici secolari, esausti, crollano al suolo; miriadi di insetti, tra i primi abitanti di questo mondo, si dissolvono, ustionati, nel rogo; respiri di verde si trasformano, ora, in orribili cimiteri neri e desolati deserti di cenere e carbone, propagano, a causa del vento, un odore amaro di morte che penetra, intossicandoci, fino alle nostre narici. Nella notte, intanto, un banco di fumo si muove, minaccioso, dalle montagne, segnale di una nuova orribile devastazione. Dall’alto gli elicotteri – sempre troppo pochi – riversano, invano, centinaia di litri di acqua, provando a limitare i danni. I criminali del fuoco intanto, coloro che si macchiano del sangue rosso della terra, freddi e cinici, camminano per la strada, ballano i tormentoni estivi latini americani nelle balere, tuffano le loro ripugnanti pance nell’acqua marina,  squallidi ed omertosi nel loro orribile e assordante silenzio. Schiavi del dio denaro, mostri – schifosi mostri – cospargono disgustosa benzina tra frutti di bosco, rovi e profumate piante di menta e origano. Codesti uomini – se così davvero possono essere chiamati – traditori della Madre terra, pregustano, in un futuro, colate melmose di cemento, per strutture private o aree adibite a discariche.

Arrabbiato, disgustato e nauseato, dopo aver percorso diverse miglia, salgo su una collina verde. Poco più in là, proprio davanti ai miei occhi, ecco, nuovamente, l’intrecciarsi delle pareti del dedalo. Sconfortato, per le tragiche sorti della mia terra e per il mio avverso destino, riportato immediatamente alla mia triste e avversa condizione, con un velo di malinconia, mi domando:<<esiste davvero una via d’uscita?>

 

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