Il temporale si è dolcemente placato. I miei vestiti, ormai ridotti in stracci freddi e bagnati, non servono più a nulla. Mi spoglio. Nudo, di fronte ad onde di azzurro cielo, mi lascio riscaldare dal caldo sole. Accendo un fuoco e brucio i miei abiti impregnati di sangue, fango e sudore. Nel fuoco sacro e magico danzo unendomi all’universo. Allontano il male e provo a seppellire il dolore. Inumidisco le mie mani con l’acqua e cospargo il corpo di nera cenere e, come se fossi in trance, compio movimenti scomposti. Una nuova luce brilla nuovamente nei miei occhi mentre il sole lascia spazio alla luna.
***
Di fronte al fuoco, coperto da un nuovo indumento, dopo una ricerca ostinata, mangio cosce di rana. Il grasso viscido – e allo stesso tempo succulento – cola dalle gambe abbrustolite del povero anfibio. Un energia vitale si concentra nel mio corpo. Ancora oggi, a distanza di anni, posso percepire un abbraccio bianco ed emozionante – apparso tempo fa in una mia visione onirica – e la sua forza . Nella mia testa, intanto, galleggia – profonda e pacata – come la eco delle onde del mare d’inverno, una frase che rivela la mia esistenza: << la lotta non può interrompersi>>. Tali parole Vibrano nel ricordo e, come il suono armonioso di corde di chitarra, si sospendono meravigliosamente nel cielo blu dipinto di stelle.

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