di Giacinto Licursi

illustrazione di: Alessia Delli Rocioli

Vorrei esser ricco, da permettermi una segretaria a cui dettare passeggiando, perché i pensieri migliori mi vengono quando non sono alla macchina. Leggo Tropico del Cancro di Henry Miller e penso «diamine se ha ragione!». Peccato che negli ultimi tempi ho avuto poco tempo per passeggiare. Passeggiare, intendo, nel vero senso del termine. Uno, a mio avviso, passeggia sul serio soltanto quando non ha molti grattacapi per la testa, per dirla in lingua vera non ha un bel cazzo da fare; allora, quello sì che si può definire passeggiare! Ma se hai per la testa un posto o anche una minima idea di dove stai andando, be’ allora addio, non stai più passeggiando, stai correndo verso un dannato scopo. Chi passeggia beatamente non sta lì troppo a menar il can per l’aia, che importa se intanto intorno gli accade l’impossibile, la Realtà; gli importa invece assai che il piede sinistro prosegua assieme a quello destro e via dicendo. Al più, chi passeggia potrà sofisticare sul ritmo dell’andatura, sulla scelta delle calzature indossate e sul nodo dei lacci, sull’ampiezza della falcata, sul declinare dolce di via Po a Torino verso il fiume o magari potrà intrattenersi a contare quanti scalini bisogna salire lungo via Appia per raggiungere il centro storico di Perugia – 198 per l’esattezza – ma mai e poi mai si sognerebbe di intraprendere un’altra attività che esuli dal solo passeggiare.

 A vent’anni, fresco di università, passeggiavo eccome! Tutto sommato devo ammettere che funzionava, passeggiando avevo un sacco di ottimi spunti per i miei racconti. Così l’autista dell’autobus, il punkabbestia con il cane, la vecchia con la pelliccia di visone ad aprile, il vicino di casa incrociato una volta sola per sbaglio sul pianerottolo, la fioraia triste, la barista cinese, il parrucchiere cantante, il pizzaiolo afgano, il kebabaro turco, la commessa del discount, il tizio fuori dal supermercato che ti chiede due euro, la farmacista feticista, il pusher alla stazione, l’avvocato del sindacato, lo studente fuori sede, tutti questi e molti altri erano i personaggi di un mondo che mi circondava e che sentivo la necessità di raccontare. Peccato che anch’io come Miller non avessi all’epoca abbastanza soldi da permettermi una segretaria a cui dettare passeggiando, altrimenti a quest’ora sarei già uno scrittore affermato. L’idea di un racconto durava pressappoco il tempo che ci vuole a cambiare canale alla tv. Gestire gli input che ti sommergono dall’esterno non è semplice a vent’anni, soprattutto quando vivi fuori casa per la prima volta e il mondo ti sembra una cazzo di anaconda che ti stritola le ossa ad ogni giro di spire. Poi crescendo capisci che è peggio. Ho riletto alcuni dei miei primi racconti, al quinto rigo ero già su Google a cercare la ricetta per dei muffin perfetti alle gocce di cioccolato. La narrazione, dispiace dirlo, non funzionava. Sono nato alla fine degli anni Ottanta del Novecento del secolo scorso. Ciò significa che la mia idea del mondo per molto tempo è stata influenzata da quel secolo lì, da quella cultura; che ci volete fare adoro gli scrittori dell’Ottocento, sono e rimarrò un Romantico. Eppure il nuovo millennio pone gli scrittori di fronte a nuove sfide da affrontare, nuovi interrogativi e soprattutto necessita di nuovi pensatori illuminati capaci di immaginare scenari altri da quelli narrati quotidianamente del terrore diffuso. La macchina della Propaganda. L’arte di manipolare l’opinione pubblica di Edward Bernays può essere smantellata, è ancora possibile evadere da questo Labirinto Magico se davvero lo vogliamo, il filo di Arianna non è perso, i nostri racconti ci permetteranno di trovare insieme una via d’uscita.

Ho varcato da poco la soglia dei trent’anni. H. D. Thoreau direbbe che sono entrato appieno nell’età in cui tutte le illusioni giovanili vengono meno. A ventotto anni avrei dovuto fare come lui in Walden ovvero Vita nei boschi, abbandonare la città e rifugiarmi in qualche bosco a ricercare me stesso. Oggi i trentenni hanno un grande difetto, non passeggiano più molto volentieri, hanno la testa talmente piena di pensieri che gli è impossibile farlo: il lavoro, la casa, la famiglia e tutto il resto. Io stesso non passeggio più come un tempo. Per lo più adesso mi sposto in auto o con i mezzi pubblici. Sarà l’età, mi devo essere impigrito. Se esco di casa ora è perché ho un serio motivo, tipo fare la spesa o cose del genere. Da qualche parte devo aver letto che la vita è quella cosa a cui uno pensa tutti i giorni. Se fosse così allora la mia vita sarebbe un continuo senso di fame. Ho una paura fottuta di diventare povero lo ammetto, perché i poveri hanno sempre fame e freddo, ed io odio il freddo. Per questo credo che la maggior parte delle persone eviti i poveri e i senzatetto, sotto sotto ha paura di fare la stessa misera fine. Il consumismo massificato ci ha reso schiavi dei beni, è un dato di fatto. L’altro serio motivo per cui esco di casa è il lavoro. Se non vuoi soffrire la fame devi lavorare, e per lavorare non puoi perdere tempo a passeggiare per strada, devi correre; e quando sei perso in un fottuto Labirinto Magico correre non ti serve a niente. Molti dei lavori svolti in passato dai nostri nonni e dai nostri genitori oggi sono spariti o vanno scomparendo, rimpiazzati da altri con nomi dall’accento inglese e spesso più à la page. Le offerte di lavoro oggi sono piene di annunci che ricercano social media manager, web designer, riders, business celebrity builder, big data analyst… chi sarà in grado oggi di raccogliere la sfida e di parlare di loro, di narrare delle loro storie? Tra l’altro alcune di queste professioni, tipo l’assistente sociale per social network o l’agricoltore verticale, non esistono formalmente ancora, ma tra dieci o forse dodici anni molto probabilmente sì. La domanda è: saremo capaci di affrontare queste nuove sfide narrative, saremo in grado di trovare le parole adeguate per raccontare i fatti aderenti alla realtà oppure no?

Non ho la risposta a queste domande, non ancora. Il labirinto intorno a me si fa sempre più stretto; per ora non importa, non sto correndo da nessuna parte, passeggio virtualmente nel Labirinto Magico, la mia è un’evasione pacifica, i libri nello zaino mi aiuteranno a scovare nuovi orizzonti verso cui puntare il mio cammino di libertà.

Data 12/03/2020

Contatti:

facebook: https://www.facebook.com/charly.luismalthus

Instagram: https://www.instagram.com/jack_licursi/

email: giacinto.licur@gmail.com

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