Argomento: Aperitivi di potere

La politica degli aperitivi, delle poltrone e dei processi.

In un’Italia in declino ci si può divertire ancora, proprio come se fossimo nel 2019.

Finalmente un ritorno alla vita quotidiana. Finalmente fuori di casa. Finalmente la libertà di parlare con la gente di persona. Oddio, non che questa sia una cosa sempre positiva. Dopo più di tre mesi ho rivisto il mio dirimpettaio settantenne e gli ho chiesto come andava. È stato un errore da principiante: nel giro di mezz’ora ho ottenuto un ripassone della seconda guerra mondiale, una laurea in farmacologia del sistema cardio-circolatorio e la cittadinanza onoraria dalla repubblica di Salò per essermi slogato il collo annuendo a un sacco di commenti cripto fascisti.

Sono passate ormai due settimane dalla fatidica “riapertura” e possiamo in modo molto oggettivo tirare le somme. Gli italiani si stanno comportando bene a quanto pare, hanno fatto ricorso a tutto il loro senso civico e la politica plaude ai cittadini diligenti. I bar sono di nuovo aperti, dalla TV del mio locale preferito i sindaci minacciano nuove misure restrittive ma si capisce poco, il posto è pieno di gente e io dopo il quarto Campari fatico a connettere. Intanto a due passi da me – si proprio lì in basso – un bel gruppetto di ragazzi se le dà di santa ragione mentre, alzando lo sguardo al cielo, le frecce tricolore illuminano la piazza gremita di gente felice e sorridente.

Nuova idea del governo poi, proprio perché l’impiego dei dispositivi sanitari e il distanziamento sociale sono entrati nell’uso comune, è quella di arruolare 60.000 “assistenti civici” da coordinare sul territorio nazionale. Queste persone, assoldate tra i disoccupati e i percettori del Reddito di Cittadinanza, sarebbero state investite dell’autorità di far rispettare le norme anti-Covid in giro per il  Mondo Libero. Non so se avrebbero dato loro anche un tesserino di riconoscimento o semplicemente una camicia nera stile “vecchio ventennio”, è certo però che unire individui in borghese con velleità da sceriffo a ragazzi mezzi ubriachi nei locali della movida, avrebbe portato alla rapida nascita di associazioni per la non violenza e i diritti civili. Qualcuno a Roma se n’è accorto e inspiegabilmente si sta valutando di ritirare questa proposta illuminata.

La politica ritorna anche ad occuparsi di se stessa, esattamente come farebbe una cinquantenne rimasta per tre mesi senza estetista. A sinistra (o presunta tale) il governo ha schivato dall’ennesima crisi. Il ministro Bonafede, per le accuse di collusione, è stato salvato dalla votazione dei suoi colleghi, fedeli e solidali come ItaliaViva, che avevano minacciato di far saltare l’esecutivo se alcune loro richieste non fossero state ascoltate da Conte. Fortunatamente, dopo una dura negoziazione conclusasi dieci minuti prima di esaminare la “questione Bonafede” in aula, il governo ostaggio è stato salvato, il ministro ne è uscito incolume e i renziani volano verso il Messico con le valigie piene di favori da riscuotere.

A destra invece, dopo aver sbraitato contro l’inadeguatezza delle misure governative per contenere il Covid, si sta cercando di organizzare una manifestazione di piazza per il 2 Giugno. Con i rischi di contagio attuali, raggruppare migliaia di persone in uno stesso luogo è quasi un’idea geniale. FI e FdI sembrano averlo capito e stanno cercando di prorogare la manifestazione, isolando di fatto la Lega che continua a remare dritta verso martedì prossimo.

Una Lega che rema è anche un Salvini che rema, e questa settimana sembra aver avuto molta fortuna con i porti, soprattutto grazie a impensabili amicizie. Alle due autorizzazioni richieste per sottoporlo a processo, la prima negata dal Senato per la nave Diciotti e la seconda accolta per la Gregoretti, se n’è aggiunta una terza, anch’essa riguardante la questione migranti. Nonostante il Capitano fosse il ritratto della fiducia nella legge, tanto da chiamare Mattarella in persona per lamentarsi della magistratura corrotta e sostenere pubblicamente che volessero incastrarlo, qualche incertezza aleggiava sulla possibilità di essere soggetto ad un nuovo processo. Ancora una volta però ItaliaViva, di ritorno da Tijuana con abbastanza spazio in valigia per nuovi souvenir , è stata l’ago della bilancia. In uno slancio di coerente moralità, i senatori di Renzi si sono astenuti dal voto sul processo Salvini e il via libera è stato negato per solo due voti di scarto. È interessante notare come le preferenze “salvatrici” non siano venute da destra ma da senatori penta stellati. Sarà l’animalesco fascino leghista che fa sospirare le ex fidanzate ancora innamorate e strega le nuove spasimanti, tutte con una gran voglia di tenere aperta la strada dell’amore.

Nuova autorizzazione o meno, il processo per la nave Gregoretti si terrà, la giustizia farà il suo corso e Salvini dovrà spiegare in aula le politiche di “accoglienza” adottate. Personalmente io sto con Matteo: i migranti rimasti imprigionati sulle navi per settimane, in 40 con un cesso solo, si ricorderanno per sempre del Bel Paese e potranno dire di aver goduto della famosa ospitalità italiana. Un fortuna che non capita a tutti. Per fortuna.

Scappo, è ora dell’aperitivo. Stasera in programma c’è una corposa Parigi-DaBar, Spritz in ogni locale del centro e poi cena. Il tutto senza macchina ovviamente, tassativamente in monopattino elettrico.

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Satira

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