Argomento: Democensocrazia

Sanità e Istruzione pubbliche per futuri milionari.

Non c’è nulla di più democratico e paritario del denaro stesso.

Da piccolo mi ripetevano che i soldi nella vita non sono tutto. Penso fosse una di quelle frottole come la storia di Babbo Natale, della Befana o del ‘viviamo in uno stato democratico’. Una di quelle cose che dici ai bambini per farli stare sereni e regalare loro un pochetto di felicità. Il problema nasce quando scopri la verità e sei costretto a cambiare la tua scala di valori: se a Natale desideri qualcosa, vai a comprartelo; se vuoi dei dolci, i supermercati sono aperti dalle 8 alle 20; se esprimi la tua opinione, ti accorgi che non vale un cazzo esattamente come quella di tutti gli altri, (che è sì democrazia ma non proprio quella che mi aspettavo) a meno che tu non abbia abbastanza mezzi per farla risuonare ai quattro angoli dell’Italia. I soldi sono il vero motore del mondo, alla faccia della nonna che ti da 5 euro di mancia dicendoti di non spenderli tutti in una volta.

Alcuni sostengono che negli ultimi anni, più o meno dalla caduta della polis ateniese nel 322 a.C. a oggi, il concetto di democrazia si sia svuotato per essere rimpiazzato da una costituzione demo-censo-cratica della società, soprattutto nei recenti due secoli: non importa di che colore sei o da dove vieni, se hai il grano hai il diritto di valere come tutti gli altri. Tanti saluti al buon vecchio concetto di razzismo.

Fortunatamente viviamo in Italia, fiore all’occhiello di quella cultura classica degli albori dove i giusti regnavano e i malvagi erano esiliati. La nostra sanità pubblica ne è la dimostrazione più pratica: un diritto per tutti. Più o meno. Cioè, se stai male e puoi pagare il ticket di 50 euro per fare esami allora scopri di essere malato, altrimenti vedrai che le emorragie di sangue dagli occhi sono colpa del caldo, è la stagione. Se devi essere operato per un trapianto di rene non ci sono problemi, devi solo resistere dagli otto ai sedici mesi, giusto il tempo di avere disponibili sala operatoria e chirurgo. Nel caso avessi fretta e ti scappasse di morire prima, ci sono sempre le cliniche private. Del resto sono tutte cose che capitano quando fai tagli sul settore: c’è un unico medico per centinaia di pazienti, un terzo dei reparti sono chiusi per derattizzazione e il modello più aggiornato di ventilatore polmonare è un gigantesco mantice azionato da due schiavi nubiani prestati da Seti I. Altro punto di forza che rende l’Italia un vero stato democratico e paritario è il diritto all’ istruzione pubblica. L’educazione è il primo mezzo per sconfiggere l’ignoranza e concedere ai nostri figli opportunità di riuscita nel mondo reale. Classi di 30/40 alunni favoriscono la socializzazione, poi chi se ne frega se quel poveraccio dell’insegnante si ricorda la metà dei nomi e non riesce a seguire tutti come dovrebbe. Chi se ne frega se, nella cartina europea più aggiornata, la parte nord orientale del continente è ancora indicata come Regno di Prussia e se l’ora d’informatica si fa su sistemi operativi in DOS. La scuola pubblica è un bene primario e gli investimenti non mancano, anzi, se ne fanno così tanti che lo stato può permettersi di finanziare anche le strutture private: per avere un’istruzione di qualità non si devono per forza pagare rette astronomiche.

Oggigiorno si combatte per due spicci, figuriamoci quando questi sono 36 miliardi di euro. Al governo si dibatte se accettare il Mes o se rifiutarlo, se la norma sul taglio dei vitalizi sia retroattiva o meno, quasi ignorando la crisi economica dietro l’angolo e fingendo di non sentire la puzza dello tsunami di merda in arrivo. Se le aziende non producono, chiudono. Se chiudono, la gente perde il lavoro. Se perdi il lavoro, non fai la spesa e non paghi l’affitto. Se non fai la spesa e non paghi l’affitto, non hai il denaro per farti curare e mandare a scuola i tuoi figli. Ma siamo fortunati almeno, del resto i soldi non sono tutto nella vita.

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