Quasi quasi svenivo

 

 

Maryam 14/07/2017 Sansepolcro, kilowatfestival

Teatro delle Albe/Ermanna Montanari

testo Luca Doninelli

in scena Ermanna Montanari

musica Luigi Ceccarelli

regia del suono Marco Olivieri

disegno luci Francesco Catacchio

direzione tecnica Luca Fagioli

assistente spazio e costumi Roberto Magnani

consulenza e traduzione in arabo Tahar Lamri

in video Khadija Assoulaimani

voce e percussioni in audio Marzouk Mejri

realizzazione video Alessandro Renda

ideazione, spazio, costumi e regia Marco Martinelli e Ermanna Montanari

produzione Teatro delle Albe/Ravenna Teatro

in collaborazione con Teatro de gli Incamminati/deSidera

Quarta parete velata da uno schermo retinato sul quale proiettare per lo più scritte, per lo più in arabo. Inizia e la scena viene disegnata da cornici di arabeschi in terra e sullo sfondo. Poi entra lei. Quattro i quadri: tre preghiere rivolte a Maryam ed il discorso di Maryam. Ci si aspettava una rivisitazione del mito di Maria in chiave mussulmana ed invece ecco in scena storie di donne mussulmane raccontate in prima persona a Maryam. Donne devote a Maryam straziate dal dolore per la perdita di una figlia, un fratello, un figlio. Tre donne. Tutte presentate dalla Montanari questa volta “sola” in scena, sulla destra, mentre a sinistra, sul fondo, lo spazio occupato dalla cornice di arabeschi cede il posto, tra la prima e la seconda preghiera, al volto di una donna col capo coperto. Non è una fotografia ma un video che riporta lo sbattere delle palpebre mentre le parole, come per magia, acquistano non credibilità, perché la credibilità di Ermanna Montanari è fuori discussione (capace com’è d’essere credibile anche quando indossa l’habitus di un devoto, cosa non facile a detta di un recentissimo Marco Baliani), ma umanità. E se fin qui la mente poteva anche vagare ecco che quel volto non ci può lasciare indifferenti al racconto. Un volto che ci fa immaginare le donne che raccontano frammenti della propria vita. E noi quella vita ce la immaginiamo, a teatro, ipnotizzati. Sì, perché quasi per l’intera durata di quello che è stato molto più di uno spettacolo, ma visti i pochi secondi di calo si potrebbe tranquillamente eliminare il quasi, in scena c’e un’attrice neanche trasfigurata, ma capace di ipnotizzare lo spettatore caricandosi di un’aurea che ci fa scordare di essere a teatro. Non vediamo più l’attrice, i suoi gesti, i suoi abiti di scena piuttosto quotidiani. Regna l’aurea, complice una musica araba o arabeggiante davvero coinvolgente. Un’ora che potrebbe non bastarvi e durante la quale può capitare di andare quasi in apnea, finché la spina dorsale si allunga e ci ricorda di respirare.

Maria Luisa Sementilli

 

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